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Archivio per gennaio, 2014

La formazione nell’ambito psichiatrico-psicoterapeutico

Fonte : “La formazione in ambito psichiatrico” di Mario Mulè

L’incontro con l’altro, anche quando non “alieno”, non è mai facile. Può anzi risultare impervio e doloroso.

Guai se vi affondate come me a considerare questa cosa orribile che fa veramente impazzire: che, se siete accanto ad un altro e gli guardate negli occhi, potete figurarvi come un mendico davanti ad una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e toccate; ma uno ignoto a voi, come quell’altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca”.

Chi dice queste cose è Luigi Pirandello, uno specialista dello smascheramento.

E, come se questo non bastasse, il “ mendico” più o meno alieno che bussa alla porta di un servizio di salute mentale oppure alla porta del nostro studio, può essere circondato da un alone di malessere, di negatività, di inquietudine, a volte immediatamente percepibile, a volte ben nascosto in attesa di qualcuno capace di ascoltare.

Ognuno ha il suo fardello. Ed ogni “ categoria diagnostica” ne porta qualcuno di volume e peso eccessivo, troppo ingombrante e troppo pesante per riuscire a reggerlo da solo, e perciò vorrebbe depositarlo dove c’è uno spazio che possa accoglierlo; e sappiamo bene che questo spazio, ci piaccia o meno, non può che essere la nostra mente.

L’ansioso ci porta la paura, a volte il terrore ( il panico ) che lo insegue minaccioso, che sta in agguato pronto a colpire con sprofondamenti nell’angoscia per una morte che sembra già arrivata o per la follia che si sta impadronendo della sua mente.

L’ossessivo ci porta il dubbio divorante, l’incertezza, lo smarrimento paralizzante laddove c’è da decidere, anche se a volte si tratta di decidere quale marca di pelati scegliere tra le tante dello scaffale del supermercato.

Il depresso trasuda di colpa, di indegnità, di disperazione. Ha perso il futuro e la speranza, non c’è più progetto, ma solo rovine irreparabili e presenze ormai incapaci di trasmettere un senso di vita perché anche loro sentite coinvolte nel disastro definitivo, in cui egli stesso crede di averle trascinate.

E poi ci sono i “ border” con i loro vuoti incolmabili e la rabbia straripante, ed i tossici e le anoressiche e le vittime di abusi e tanti altri ancora.

Ma soprattutto ci sono loro, i matti, ormai di proprietà quasi esclusiva degli psichiatri e degli infermieri dei servizi pubblici o delle comunità terapeutiche pubbliche o convenzionate.

Cosa portano i matti nel loro fardello? Che effetto hanno su di noi? Continua..

Note introduttive ai DCA

Fonte : “Note introduttive ai DCA” di Mario Mulè

Per descrivere i disturbi dell’alimentazione è stata utilizzata la metafora del quadrivio, di un luogo in cui convergono strade e direzioni diverse.

In effetti in questi disturbi tanti aspetti della condizione umana si ritrovano coinvolti: c’è il corpo, con la sua fisiologia e la sua fisiopatologia; c’è la mente e la psicopatologia. Incontriamo spesso l’adolescenza, a sua volta momento di snodo tra infanzia e vita adulta.

E c’è ancora molto altro: la presenza di questi disturbi nel nostro mondo c.d. occidentale e la loro assenza in altre regioni del pianeta chiama in causa le culture di appartenenza, e con esse altre scienze umane quali l’antropologia, l’economia, l’etnopsichiatria. Ed ancora, la netta prevalenza nel genere femminile ci interroga sul ruolo della donna e sulla sua evoluzione in questi ultimi decenni.

E poi, soprattutto, vi sono le storie, tante storie a volte raccontate, più spesso tenacemente nascoste dentro una sintomatologia saturante e pervasiva.

A guardare bene, più che un incrocio sembra un groviglio, che certamente non è facile “ sgrovigliare”.

Si può provare tuttavia a seguire alcuni fili, nel tentativo di dipanare in qualche misura la matassa.

Cominciamo con il corpo. Continua..